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lunedì, 26 ottobre 2009

Guida al cinema di Edgar Allan Poe - Quinta puntata
In questa quinta puntata della guida al cinema di Edgar Allan Poe ci soffermeremo sugli anni trenta, ricchissimi di omaggi alla sua opera, ed in particolare sul primo vero e proprio ciclo cinematografico (una trilogia) a questi dedicato, unico vero caso prima delle produzioni AIP di Roger Corman.

Murders in the Rue Morgue (Robert Florey, 1932)
"I am an actor, not a scarecrow!" disse Lugosi rifiutando la parte della creatura in Frankenstein. Ma qualcuno sostiene che fu esautorato dal progetto dopo alcune disastrose prove di trucco, assieme al regista Robert Florey. Frankenstein poi entrò nella leggenda, grazie a Karloff e Whale. Lugosi e Florey finirono in questa interessante opera horror, che fonde il racconto originale con il neonato filone dei mad doctors.
In questo primo film della trilogia dedicata a Poe, il dottor Miracolo, degno precursore di Mengele, è un fervido sostenitore delle teorie darwiniane ed intende confermarle creando un ibrido uomo-scimmia con gran spreco di graziose fanciulle. Benchè l'adattamento del racconto sia molto fantasioso, il film ha un innegabile fascino obliquo, grazie alla ricostruzione evocativa e spettrale di una Parigi nebbiosa, stilizzata e un po' sghemba, alla magistrale fotografia espressionista di Karl Freund e non di meno grazie all'interpretazione efficace di Lugosi. Spulciando tra i credits si trova, sorprendentemente, un giovanissimo John Huston in veste di sceneggiatore. Tra i momemnti clou della pellicola, l'inseguimento finale sui tetti di Parigi: la bestia scala palazzi trascinando con se la bella. Vi ricorda qualcosa? Forse King Kong, che vedrà la luce solo un anno dopo.

The black cat (Edgar G. Ulmer, 1934)
Il racconto di Poe è solo un pretesto, se non puro marketing, per questa produzione Universal. Associare il nome del grande scrittore americano, alla coppia di astri nascenti dello horror cinematografico, sembrò al produttore Carl Laemmle una garanzia di sicuro successo a fronte di un investimento ridotto rispetto a produzioni precedenti: solo un terzo del budget di Dracula e Frankenstein. Ma quale miracolo opera la straordinaria personalità artistica di Edgar G. Ulmer!
Ulmer ha una cultura vasta e raffinata, ha studiato architettura, filosofia, ha lavorato come scenografo in Germania, con Max Reinhardt, nel Golem, in Metropolis con Fritz Lang, in Aurora con Murnau. E si vede.
La sontuosa messa in scena sovverte le convenzioni del modello old dark house: invece del solito castello gotico avvolto dalle nebbie, i malcapitati di turno vengono accolti in un'imponente costruzione di stupefacente modernità, fredda e lucida di mattoni in vetro, di scale in acciaio, di cromature e luci al neon. Un vero e proprio capolavoro della scuola Bauhaus. Persino l'interpretazione di Karloff viene piegata alla visione ultra-modernista di Ulmer: vestito in abiti neri, stilizzati, truccato ed acconciato in modo da accentuare spigolosità, angoli aguti, contrasti tra luce ed ombra, si muove al pari di un automa, come descritto minuziosamente nel copione. In una delle prime sequenze, dietro le tende di un'alcova "il busto di un uomo si alza lentamente, come fosse sollevato da fili invisibili, in posizione seduta", un po' come un novello Nosferatu futurista.
E c'è di più. Nonostante il film nasca sotto la rigida influenza del codice Hays, riesce a coagulare in un'atmosfera morbosa ed ambigua, situazioni e suggestioni già impensabili anche in una realtà produttiva pre-codice: dal satanismo, al sadismo, fino a suggerire neanche tanto velatamente innominabili pratiche necrofile e concludendosi con una scena di brutale scuoiamento che, pur suggerita da un raffinato gioco di ombre, conserva ad oggi il suo disturbante effetto.
Un gioiello, dunque, di oscura bellezza ed ancora fin troppo trascurato.

The raven (Lew Lander, 1935)
Nella trilogia ispirata (più o meno vagamente) a Poe questo  è certamente un film minore ed il confronto con il più riuscito Murders in the Rue Morgue e con il pregevole The black cat sarebbe più che impietoso.
I contatti con l'opera letteraria si limitano a superficiali richiami a The raven, di cui Lugosi declama qualche verso nell'incipit, e The pit and the pendulum. Ma è certamente nella messa in scena che la pellicola mostra i suoi limiti più evidenti, nella regia scolastica e senza guizzi che sviluppa la narrazione in modo convenzionale  fino ad un finale confusamente concitato che da solo non riesce a riscattare l'intera vicenda. Unico motivo di interesse è la prova dei due mattatori, Karloff e Lugosi: il primo a tratti efficace nel delineare la figura di villain  insieme vittima e carnefice, ma complessivamente defilato, offre una caratterizzazione di scarsa profondità ed è penalizzato dal make up poco riuscito del grande Jack Pierce, qui ai suoi minimi storici; il secondo, vero protagonista, è istrionico e debordante nel suo ritratto di mad doctor megalomaniaco, ma spesso così sopra le righe da sfociare nella parodia. Ma si sa, anche per questo Bela Lugosi si ama. O si odia.

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pubblicato da losteyeways alle 14:58
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giovedì, 01 ottobre 2009
Guida al cinema di Edgar Allan Poe - Quarta puntata
Torna la guida al cinema di Edgar Allan Poe con una puntata dedicata alle opere che chiudono gli anni venti e costituiscono certamente quelle di maggiore spicco del decennio, testimoniando il fertile incontro tra l'opera letteraria del Maestro e la prima avant-garde americana e non solo.

 
The tell-tale heart (Charles F. Klein, 1927)
Un uomo mentalmente disturbato è ossessionato dall'invadenza dell'anziano vicino di casa che lo esaspera con la sua curiosità. Quindi, con fredda e calcolata crudeltà lo uccide. L'indomani due poliziotti giungono ad indagare in seguito alla segnalazione di strane urla udite nella notte. Chi, o cosa, tradirà l'incauto assassino è storia nota a tutti. Klein, sceneggiatore e operatore arrivato ad Hollywood nel 1923 dalla Germania, crea un'opera di chiara matrice espressionista direttamente derivata dal Caligari di Wiene. Nel rendere la soggettività disturbata del protagonista però non si limita a distorcere le geometrie euclidee: dalla manipolazione del profilmico Klein giunge a quella del materiale filmico. Dalle esposizioni doppie e multiple, alle sovraimpressioni realizzate scrivendo direttamente sui fotogrammi, Klein nel rappresentare il parossistico stato di estasi patologica e di aberrazione psichica e morale del protagonista, arriva alla distruzione dell'immagine stessa, con l'emulsione che si scioglie scivolando via dalla pellicola. Un'operazione che con un balzo temporale vertiginoso ci porta in avanti fino a Brakhage.

The fall of the house of Usher (M. Webber - J.S. Watson, 1928)
Webber e Watson, esponenti della prima avant-garde americana, realizzano un'opera che al pari di Tell-tale heart di Klein, è palesemente debitrice del Caligari di Wiene.
I set concepiti da Webber, con i loro angoli particolari, gli spazi impossibili, le superfici bizzarramente decorate, le proporzioni alterate, la frammentazione/destabilizzazione di prospettive e forme convenzionali, sono di chiara matrice espressionista pur tradendo influenze e suggestioni ascrivibili al futurismo ed al cubismo.
Come e più che il Caligari, il film abbandona ogni tentazione di narrazione classica (non vi è alcun cartello con didascalie o dialoghi) affidando ad un balletto meccanico di immagini la suggestione di fantasie inconsce, di segreti sepolti.
 

 
La chûte de la maison Usher (Jean Epstein, 1928)
Tratto dall'omonimo racconto innestandovi elementi da The oval portrait, Ligeia e Morella, il film di Epstein è comunemente classificato come esempio cinematografico di impressionismo, nel suo tipico impiego delle tecniche di montaggio e messa in scena per rappresentare lo stato soggettivo, mentale e percettivo, dei personaggi.
L'opera di Epstein però si spinge oltre: vuole superare i limiti della visione umana penetrando l'apparenza superficiale degli oggetti per rivelare una realtà mobile, in senso bergsoniano, che i personaggi non riescono a vedere.
In questo senso l'ossessione di Roderick Usher di fissare su tela l'immagine della moglie Madeleine, appare come una splendida metafora dell'assunto di Bergson: "Percevoir signifie immobiliser".

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pubblicato da losteyeways alle 13:11
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categorie: libri, film, storie del cinema


giovedì, 17 settembre 2009

E' morto, a 91 anni, Luciano Emmer, grande regista e padre della commedia italiana. Lo ricordiamo così.

"Si è chiesto spesso, a me più che ad altri forse, qual è il senso dei miei film, qual è la mia posizione umana, sociale. La questione che mi viene posta è naturale. Ebbene, a me sembra che come le sartine di piazza di Spagna sono parenti spiritualmente della figlia dell'autista di Domenica d'agosto e delle ragazze e dei ragazzi di Terza liceo, così tutta questa gioventù dei miei film è parente stretta delle dattilografe di Roma ore 11 di De Santis.
Io non sono portato a cercare un fatto straordinario per mettere in luce l'umanità di certi personaggi: essi mi interessano, al contrario, nella loro vita quotidiana, con tutto quello che di triste e di lieto, di banale o di terribile, può accadervi. In questo senso, io ripeto che non mi interessa il fatto di cronaca: senza, però, che vi sia in tale affermazione una posizione programmatica antirealistica, che io non ho mai avuto e non voglio assumere."

"Ognuno nella vita deve fare qualcosa, lasciando stare la soddisfazione personale, per il proprio sostentamento, e io non sono stato capace di trovarmi altro. Mia madre, saggia donna lombarda che non ha mai visto un film in tutta la sua vita, mi chiedeva cos’era 'sto cinema, non capendolo, e consigliandomi di fare l’idraulico. Fin dal medioevo i miei antenati erano gran lavoratori in Val di Non, o forse degli sbronzoni, poiché il vino non si vendeva a litri, ma ad emmeri. Oggi che non ho fatto l’idraulico non saprei aggiustare il tubo di un rubinetto neanche se mi dessero un miliardo. Però, se mi dessero un miliardo potrei provare, magari con quei soldi poi ci faccio un film."  (Luciano Emmer)

pubblicato da losteyeways alle 02:23
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categorie: registi, storie del cinema


venerdì, 17 luglio 2009

Guida al cinema di Edgar Allan Poe - Seconda puntata
In questa lunga puntata prendiamo in esame le pellicole più significative del decennio 1910-1920: tra di esse spiccano il secondo ed ultimo omaggio di Griffith a Poe; un'apprezzabile opera di Maurice Tourneur padre di Jacques; e l'importante "Der student von Prag",  film precursore dell'espressionismo tedesco.

The raven (1912)
Il film è un collage di scene tratte da diversi racconti di Poe: The gold bug, The black cat, Murders in the Rue Morgue, The pit and the pendulum,  A descent into the Maelstrom, The raven e Premature burial.

Une vengeance d'Edgar Poë (Gérard Bourgeois, 1912)
Con la complicità di Abel Gance, qui sceneggiatore, il francese Gerard Bourgeois mette in scena un filmetto biografico che vede il poeta in preda a deliri da tossicomane ed inusitati eccessi di violenza.

Le systeme du docteur Goudron et du professeur Plume (Maurice Tourneur, 1912)
Il film deriva da una pièce teatrale di Andre de Lorde, autore principale del Grand Guignol dal 1901 al 1926, che la trasse dal celebre racconto di Poe.
Quando un amico di vecchia data del Dr. Maillard decide di fargli visita presso il manicomio che dirige, scopre con orrore che egli è tenuto prigioniero, assieme con tutto il personale medico, dai pazienti intenzionati a guarirlo dalla pazzia. La cura è semplice: basta cavare un occhio al paziente e poi tagliargli la gola con un coltello ben affilato.
In una scena particolarmente forte per quei tempi, il dottore esce da una stanza con le mani insanguinate, mentre alle sue spalle, da sotto la porta chiusa, il sangue fluisce allargandosi in una pozza nera - sullo schermo - come la pece.

Der student von Prag (Paul Wegener - Stellan Rye, 1913)
Praga, 1820. Balduin, studente povero interpretato da un Paul Wegener evidentemente fuori parte, vende a Scalpinelli - mago ed occultista (italiano?) - la sua immagine in cambio di ricchezza e successo con le donne. Innamoratosi di una contessa, il pretendente di lei lo sfida a duello. Il doppio speculare di Balduin però, uccide il rivale e lo studente cade in disgrazia. La sua immagine comincia a perseguitarlo commettendo azioni che lo danneggiano, finchè, incontratolo in casa, Balduin gli spara. Ma ferisce a morte se stesso.
Il film, lungi dall'essere un adattamento di William Wilson di Poe, è ispirato a La meravigliosa storia di Peter Schlemihl (1814) di Adalbert von Chamisso. Ambientato sullo sfondo di una Praga di cui la fotografia di Guido Seeber sottolinea, con sovrimpressioni e trucchi ottici, gli aspetti più angosciosi e inquietanti,oltre ad essere considerato la prima opera d'arte del cinema tedesco è il precursore dell'espressionismo al cinema. Ne riprende infatti temi (sdoppiamento della personalità, violenza del destino), segni, sortilegi, pathos luttuoso.

The avenging conscience (D.W. Griffith, 1914)
Ispirato al racconto The tell-tale heart ed al poema Annabel Lee.
Un giovane uomo è innamorato di una donna, ma la loro relazione è in tutti i modi avversata dal di lui zio, figura di dispotico patrigno. Il giovane è esasperato e, durante un delirio di visioni fantastiche (Cristo in croce, un ragno che cattura una mosca nella sua ragnatela) si convince che, essendo la morte ed il delitto parti integranti della vita, l'unica soluzione ai suoi problemi è l'omicidio dello zio. Così lo uccide e mura il cadavere in cantina.
Il film fa ricorso alla tecnica della doppia-esposizione con risultati molto suggestivi e si fregia di un montaggio di sicuro effetto. Sorprendente il finale: tutta la vicenda altro non è che un incubo indotto dalla lettura del racconto di Poe.

The raven (Charles J. Brabin, 1915)
Ben lungi dall'essere un vero e proprio biopic, questo film è la trasposizione di una pièce teatrale di George C. Hazelton. La vita di Poe è rievocata per quadri accompagnati da versi scelti dalle sue poesie ed intessendo fatti documentati ad elementi di pura fantasia: la pellicola si apre con uno sguardo ai suoi antenati, e segue l'autore fino all'episodio tragico della morte di Virginia Clemm. L'attività creativa del poeta è costantemente messa in relazione alla sua vita di eccessi alcoolici: da violenti episodi allucinatori indotti dal vino nascono i versi di The raven.

Unheimliche geschichten (Richard Oswald, 1919)
Nella sua bottega, un venditore di libri antichi racconta cinque storie dell'orrore.
Film ad episodi tratti dai racconti The black cat di Edgar Allan Poe, The suicide club di Robert Louis Stevenson, Die erscheinung di Anselma Heine, Die hande di Robert Liebmann e Der spuk di Richard Oswald.
Il marito uxoricida in The black cat è interpretato dal grande Conrad Veidt, uno dei massimi interpreti del cinema espressionista.

Die pest in Florenz (Otto Rippert, 1919)
Una misteriosa e bellissima donna arriva in città attirando subito le attenzioni amorose del signore, Cesare, e di suo figlio. Tra i due si accende un conflitto che porterà a conseguenze tragiche. Il figlio ucciderà il padre prendendo, assieme alla mortale seduttrice, il controllo della città e facendola scivolare in un vortice di degrado morale e dissolutezza. Persino le chiese verranno trasformate in luoghi di fornicazione. Alla fine, come flagello purificatore, una terribile pestilenza si abbatterà sulla popolazione decimandola.

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pubblicato da losteyeways alle 17:07
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domenica, 05 luglio 2009

Guida al cinema di Edgar Allan Poe - Prima puntata
Inauguriamo  questa (spero lunga) rubrica con i primissimi film - tutti cortometraggi - ispirati all'opera di Edgar Allan Poe.  Si tratta perlopiù di materiali ormai ritenuti perduti ad eccezione di qualche  raro caso: i lavori di Griffith, per esempio, sono anche reperibili su dvd.

Sherlock Holmes and the great murder mistery (1908)
Una delle primissime pellicole ispirate all'opera di Poe, anticipa il trattamento che gli sarà riservato dall'industria cinematografica nei decenni a seguire. In questo libero adattamento dei Delitti della Rue Morgue, Dupin viene sostituito con il suo diretto derivato, Sherlock Holmes, e l'orango con un gorilla. Il detective risolverà il caso entrando in uno stato di trance indotta dalla musica del suo violino. E' il preludio al boom di trasposizioni che si avrà nel 1909 in occasione del centenario della nascita di Poe.

Lunatics in power (J. Searle Dawley, 1909)
In una casa di cura per malati mentali, i pazienti si sostituiscono a medici ed infermieri  rinchiudendoli per sottoporli ad una curiosa terapia.
Ispirato al racconto grottesco The system of dr. Tarr and prof. Fether, ne rispetta il tono ironico e burlesco.

The sealed room (David W. Griffith, 1909)
Un re fa costruire nel suo castello una camera segreta, senza finestre ed una sola via d'entrata, come accogliente nido d'amore per lui e la sua consorte.
La moglie si rivela però infedele: ha infatti una relazione con il bardo di corte ed utilizza la stanza come alcova per la sua tresca amorosa. Il re diviene sospettoso e non tarda a scoprire il tradimento. La sua vendetta sarà crudele: mentre i due sono presi dalla passione fa sigillare la stanza, con calce e mattoni, trasformandola in una tomba per i due amanti.
Inspiegabilmente, molte fonti indicano The cask of Amontillado quale ispirazione per questo breve film di Griffith, il quale invece si ispira totalmente ad un'opera di Balzac.
In questo caso, quindi, Edgar Allan Poe non c'entra nulla.

Edgar Allan Poe (David W. Griffith, 1909)
Primo film biografico dedicato a Poe, probabilmente per celebrarne il centenario della nascita.
Nel letto della modesta casa del poeta, giace la moglie gravemente malata. L'improvvisa apparizione di un corvo, lo ispira nella composizione dell'omonimo poema. Poe cerca di venderlo ad un editore per ricavare denaro da destinare alle cure per la moglie. Dopo numerosi rifiuti riesce nell'intento, ma tornato a casa trova la donna ormai morta. Al suo capezzale, il corvo.
 
Le puits et le pendule (Henri Desfontaines, 1909)
Un tribunale condanna un uomo: sarà condotto in una terrificante camera delle torture. Dal regista del primo Belphegor.

Hop Frog (Henri Desfontaines, 1910)
La tremenda vendetta di un giullare di corte, come nell'omonimo racconto di Poe.

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pubblicato da losteyeways alle 23:51
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categorie: libri, film, storie del cinema