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venerdì, 25 aprile 2008

"Il 25 aprile 1945 ci siamo liberati dal nazifascismo. Sessantatre anni dopo dobbiamo liberarci dal fascismo dell’informazione. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo"   ( www.beppegrillo.it )

“In Italia non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi”  ( Leo Longanesi )

pubblicato da losteyeways alle 00:17
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categorie: citazioni


mercoledì, 23 aprile 2008

Il regista Romano Scavolini, ospite alla seconda edizione del Reggio Calabria Film Fest (7-11 giugno 2006), ha presenziato alla proiezione del suo più noto ed acclamato lungometraggio - A mosca cieca (1966) - e di una lunga anteprima del suo ultimo ambizioso lavoro, L'apocalisse delle scimmie, interamente girato in digitale. Generoso di aneddoti riguardanti la sua ormai leggendaria vita e la genesi dei suoi primi film, ha poi partecipato ad un lungo dibattito con il pubblico.
Qui di seguito sono disponibili tre contributi audio che coprono l'intera partecipazione di Scavolini al festival reggino.

Sono registrazioni rudimentali fatte da me con un piccolo registratore digitale e rimaste dimenticate per quasi due anni nel mio pc.
E' possibile ascoltarle in streaming utilizzando l'apposito web player di Splinder, oppure scaricarle utilizzando gli appositi link. Buon ascolto.

Romano Scavolini - Parte I
[ scavolini-a.mp3, 5.6 mb, 12'13" ]

Romano Scavolini - Parte II
[ scavolini-b.mp3, 1.5 mb, 3'26" ]

Romano Scavolini - Parte III
[ scavolini-c.mp3, 15.5 mb, 33'59" ]










pubblicato da losteyeways alle 16:05
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categorie: eventi, interviste, download, registi


lunedì, 21 aprile 2008

(nella foto: i protagonisti del prossimo sequel "Scusa ma ti chiavo, amore")

(19 Aprile 2008)
Ultima giornata del Filmfest. E' sabato e la consueta movida anima il Corso Garibaldi, la principale arteria del centro storico di Reggio Calabria: per i reggini è semplicemente "il Corso". La densità della folla aumenta considerevolmente nei pressi del Teatro Francesco Cilea, dove si consumerà l'ultimo atto di questo evento. L'età media, poi, è piuttosto bassa. Sono prevalentemente ragazzini, soprattutto ragazzine, quelli che si affollano davanti al teatro, dove le ormai familiari ragazze-maglietta-e-cappellino regalano lattine di coca-cola. I vuoti sono ovunque. Tra non molto arriveranno gli ospiti della serata conclusiva: Raoul Bova, Federico Moccia, Michela Quattrociocche. I cellulari sono pronti a scattare all'unisono. Ci saranno anche Giancarlo Giannini e Claudio Fragasso: ma provate a chiedere ad un ragazzino qualsiasi se li conosce. Otterrete una stranita espressione bovina. Saprà dirvi tutto invece dell'ultimo capolavoro del filone sentimental-giovanilistico "Scusa ma ti chiamo amore".
Per un istante vengo colto dal panico, immerso in questo nutrito campione di "generazione cellulare", tutta telefonino e pollice opponibile ipertrofico: sembra la scena madre di un futuro sequel de "Il villaggio dei dannati". Decido che "No, non ce la posso fare". Avrei voluto incontrare Claudio Fragasso, magari fargli qualche domanda, avrei voluto mostrarmi orgogliosamente nerd chiedendogli di autografare la mia vecchia vhs di "Monster Dog". Ma non ce la posso fare. Vestito come Peter Cushing e la pipa in bocca in mezzo alla tim-tribù. Avrei voluto partecipare all'incontro con Giancarlo Giannini. Ma proprio no, non me la sento di sorbirmi deliri adolescenziali, conditi da crisi isteriche pre-menarca e aneddoti di cinema "moccioso". Questo triste e povero Filmfest finisce qui. E finiscono qui le cronache di un piccolo festival. Anzi, di un festival piccolo piccolo.

Più tardi, tornato a casa, trovo una gradita sorpresa nella casella di posta elettronica: una email dagli amici del circolo del cinema "Cesare Zavattini" (che, ricordo, hanno felicemente collaborato alle prime edizioni del Filmfest) e che pubblico qui di seguito, come degno ed illuminante epilogo delle cronache.

Carissimo Peeping Tom,
ti ringraziamo di avere ricordato quella nostra unica esperienza al festival reggino e soprattutto ti ringraziamo di averci utilizzato come utile sponda per il tuo comprensibile sfogo.
Un festival che si rispetti deve avere un progetto dietro, non percorrere strade casuali, magari pure interessanti, ma in maniera episodica e non ragionata.
Quell'anno della nostra collaborazione, abbiamo avuto da Bruno Di Marino, con il quale è rimasta una sincera e collaborativa amicizia, tutte le assicurazioni sulla proposta culturale che avevamo fatto. Giusto per ricordare, quell'anno abbiamo proposto e poi realizzato una retrospettiva, quanto mai inaspettata, sul cinema underground italiano da Romano Scavolini che abbiamo avuto ospite, ad Alberto Grifi, morto qualche mese più tardi e che ho personalmente invitato a Reggio Calabria (purtroppo le sue condizioni di salute glielo hanno impedito), a Carmelo Bene con cui abbiamo aperto le proiezioni.
Abbiamo fatto questa proposta e ottenuto il nostro spazio, la partecipazione non è stata oceanica, ma il nostro pubblico (alle due del pomeriggio!) l'ha apprezzata.
I tempi poi sono cambiati e il festival è diventato già dall'anno successivo un'altra cosa. Si è spinto l'acceleratore del glamour (de no' antri!) e il fulcro del festival non sono stati i film, men che meno la proposta culturale (con buona pace di Di Leo, Bene e Grifi!), ma solo e soltanto il calibro degli ospiti.
Nulla di male! Anzi, ben vengano gli ospiti ai festival, ne costituiscono il sale e il fiore all'occhiello... però....
Come si dice il cinema è d'autore, il teatro d'attore. Se è vero questo principio - e per chi scrive lo è - bisogna fare chiarezza. Il festival può anche ospitare attori (Bova, Abatantuono, Boldi e altri...) ma deve (dovrebbe!) privilegiare gli autori, cioè chi il cinema lo scrive, lo realizza e lo immagina. E' solo l'autore che può riferire al pubblico del proprio immaginario messo dentro la pellicola. Sono gli autori e solo loro, i fiori all'occhiello degli altri festival, Reggio Calabria cammina su un'altra strada.
Come ben comprendi non c'è lo spazio per il Circolo in un festival così immaginato, non c'è neppure uno spiraglio.
Un affettuoso saluto.

Tonino De Pace - Circolo del Cinema "Cesare Zavattini", Reggio Calabria

Peeping Tom, affettuosamente, ringrazia.

pubblicato da losteyeways alle 07:44
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categorie: eventi


domenica, 20 aprile 2008

(nella foto: Rino Barillari tra passato e presente...)

(18 Aprile 2008)
"Sono arrivato a Roma a soli 14 anni e mi sembrava davvero l'America. Ho fotografato tutti, da Richard Burton a Liz Taylor. Le ho prese da Peter O'Toole ubriaco, ho fatto a botte con Marlon Brando, karate con Aznavour".
Una vita avventurosa e spericolata quella di Rino Barillari, reporter d'assalto come ama definirsi; "er king", il re dei paparazzi, come è stato affettuosamente soprannominato. Paparazzo, ma anche reporter dallo stile asciutto e antiretorico, durante gli anni di piombo.
La mostra fotografica allestita nell'ambito del Reggio Calabria Filmfest ci trasporta indietro nel tempo, ad una stagione irripetibile della storia italiana: quella della "Hollywood sul Tevere" e della "dolce vita".
Scorrendo con lo sguardo una selezione di scatti ormai storici si rivive quell'atmosfera, quel clima di fermento culturale ma soprattutto di sfrenata mondanità: Robert Kennedy e Rudolf Nureyev, Charlton Heston, Federico Fellini e Giulietta Masina, Anita Ekberg, Monica Vitti in auto con Michelangelo Antonioni, Sophia Loren, Liz Taylor, Peter O'Toole, Gabriella Ferri, Anna Magnani, Romina Power in sella ad una Vespa stile "flower power". Una foto su tutte ? Gian Maria Volontè nel 1974 ad una manifestazione in Piazza del Popolo mentre discute animatamente con un poliziotto.

Qui di seguito una selezione di foto dalla mostra "Rino Barillari e la dolce vita".

(continua...)

pubblicato da losteyeways alle 03:13
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categorie: immagini, eventi, attori, registi


venerdì, 18 aprile 2008

(nella foto: Elena Bouryka, che Dio la benedica)

(16 Aprile 2008)
I riflettori, le transenne, il tappeto rosso, mimano un'atmosfera da piccola, improbabile, Cannes dello Stretto. Non c'è ressa per fortuna, solo capannelli di gente ben vestita che attende l'arrivo degli ospiti. Qualcuno sfoggia un abito da sera iperbolicamente fuori luogo. Alle 21 è in programma un incontro con Diego Abatantuono, Mimmo Calopresti ed Elena Bouryka, condotto da madame Donatella Pompadour e Gianluca Curti, direttore artistico del festival.
Il saettare dei flash per strada annuncia l'arrivo degli ospiti: scorgo però solamente Abatantuono, imponente e dimesso nel suo look casalingo, che accenna saluti agli astanti prima di entrare in teatro. Di Calopresti e Bouryka nessuna traccia.
In compenso arriva, sorridente e con gli occhi spiritati, Rino Barillaro "the king of paparazzi". Questa volta però le foto le subisce. Il sindaco, Giuseppe Scopelliti, era invece già arrivato per l'accoglienza istituzionale: lui le foto le cerca. Sfoggia un look casual, da week-end a Villa Certosa, come ormai impone il manuale d'immagine della nuova destra catodica italiana. Una volta in teatro si consuma il consueto rito delle foto: strette di mano, pacche sulla spalla, sorrisi e abbracci, autorità e VIP eterni simbionti mediatici. Scorro annoiato il programma: il titolo della rassegna di corti è "Video, dunque sono". Guardo il sindaco in posa plastica: è chiaro che lui lo sa.
Finalmente si alza il sipario ed entrano in scena i protagonisti della serata: i due conduttori, Diego Abatantuono e, a sorpresa, Rino Barillari. Nessuno si preoccupa di giustificare l'assenza di Calopresti e di Elena Bouryka. Ok, passi per Calopresti, ma Elena avremmo voluto ammirarla dal vivo. Invece ci propinano il baffuto ma simpatico Barillari ed i suoi divertenti aneddoti da reporter d'assalto. Ancora più gustosi i siparietti comici con Abatantuono, quest'ultimo nella parte del carnefice ed il paparazzo in quella della vittima. Il mattatore è ovviamente Diego. Istrionico, logorroico, ironico, si sente che ha attraversato trent'anni di cinema italiano e di cose da raccontare ne ha. Tra aneddoti e battute il tempo passa velocemente. Arrivano due signori in doppiopetto che sembrano uscire da un film di Dick Tracy. Abatantuono dal palco fa "Oh, è arrivata la madama", ma sono due assessori comunali giunti a consegnare le solite targhe, i soliti premi. Riprende così il rituale teatrino: strette di mano, pacche sulla spalla, sorrisi e abbracci, pose plastiche. Tutto fa spot.
Sipario.
Scorrendo il programma delle giornate successive ho finalmente la triste certezza che il festival ha definitivamente tradito i suoi intenti originari ovvero - cito testualmente - "la riproposizione, il recupero e la rivalutazione di alcuni autori e opere rare del nostro cinema, soprattutto di genere". Questo Filmfest sembra lontano secoli - ma sono passati solo due anni - dalla retrospettiva su Fernando Di Leo, gli omaggi ad Alberto Grifi, Romano Scavolini, Paolo Gioli, dalla retrospettiva su cinema e design con lungometraggi degli anni '60 e '70,  di Elio Petri, Marco Ferreri, Roberto Faenza, Franco Indovina, Franco Rossi. Altri tempi, che vedevano l'attiva ed illuminata collaborazione del locale Circolo del Cinema "Cesare Zavattini".
Oggi dobbiamo accontentarci di "Matrimonio alle Bahamas" e di Massimo Boldi, di Raoul Bova, di Federico Moccia. E di una retrospettiva (si, la chiamano così ) che non sa andare più indietro del 2006 ( "L'abbuffata" di Calopresti ) se escludiamo "Mediterraneo" che è del 1991.
Altri tempi, altro spessore culturale, probabilmente.
Quanto tempo è passato? Secoli.
Quanto dista "H2S" di Faenza da "Scusa ma ti chiamo amore" di Moccia? Milioni di anni luce.
Con queste amare riflessioni nella testa, il programma del festival in mano, la pipa ormai spenta in bocca, sono arrivato all'auto. A due passi c'è il cantiere di un lungo e minaccioso tapis-roulant che attraverserà, come una cicatrice metallica, il centro storico di Reggio Calabria. I lavori procedono a rilento, ogni tanto il cantiere si anima febbrilmente in corrispondenza di consultazioni elettorali o di altri eventi politicamente sensibili.
Tutto fa spot. I lavori pubblici, la cultura, il cinema.
Sipario.

(Qui di seguito è disponibile la registrazione completa dell'incontro tra Abatantuono ed il pubblico. E' possibile ascoltarla in streaming direttamente su questa pagina, utilizzando l'apposito web player, oppure scaricarla sul proprio computer utilizzando il link apposito. Buon divertimento.)

Incontro con Diego Abatantuono
[ rcfilmfest16apr2008.mp3, 47.74 mb , 52 min ]


 

pubblicato da losteyeways alle 16:03
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categorie: eventi, interviste, download, attori